Leggere libri è tempo sprecato
E' quello che emerge dalla rilevazione biennale della Ipsos per la Mondadori sulla lettura e l'acquisto di libri, presentata ieri a Roma da Gian Arturo Ferrari. Tra le cause della diminuzione dei lettori: alcuni non leggono perché leggere ricorda la scuola (e ti pareva che non c'entrasse la scuola?). Il manager Mondadori auspica in questo senso un intervento dello stato al fine di promuovere l'amore per il libro. (Ansa) Tra le cause del non lettura non viene chiaramente annoverata la pessima qualità delle pubblicazioni fatte dalle maggiori case editrici italiane. Tra una baggianata italiana, un'americata, il libro dell'ultimo divo..... davvero in Italia, se si ama la lettura, conviene andare nelle biblioteche, rileggersi i classici, e non andare nelle librerie per acquistare l'ultimo prodotto di questa o quella casa editrice. Poi, in genere, i lettori sono anche quelli che amano scrivere e non sarebbe male che la scrittura, anche nell'editoria, diventasse interattiva. Si scrive per comunicare con gli altri ed è assurdo continuare a dire che chi scrive ed ha successo è una persona speciale. In realtà la nostra società contemporanea manda messaggi ambivalenti. Da un lato si pubblicano cose scritte dal cantante di moda o di colui che scrive come parla e mangia, mandando il messaggio che il libro può essere scritto da chiunque, dall'altro lato però si pubblicano solo, per lo più, quelli ben collegati alla casta, che non è solo quella politica, ma che è sicuramente una casta più estesa, con le radici ovunque. Sì, poiché abbiamo politici che scrivono libri, attrici che pubblicano un romanzo, come abbiamo scrittori che vanno in televisione o nelle scuole, magari credendo, sull'italiano, di saperne di più di un buon professore, solo perché fanno parte di un gruppo editoriale importante (per cui.... la lingua italiana siamo noi). Diceva Platone che lo stato giusto si ha quando ciascuno sta al posto giusto. Noi in Italia abbiamo una moltitudine di gente che sta in tutti i posti, lanciando il seguente messaggio: vedi noi creiamo il niente nell'editoria, nei reality e ci arricchiamo, puoi farlo anche tu. Se non riesci la colpa è solo tua. Ma la realtà è ben diversa. Nella nostra democrazia, tutti possono parlare e leggere. Ma se parli e non sei della casta (intesa in senso lato) chi ti ascolta? Se scrivi e non sei della casta chi ti pubblica? Ho anche l'impressione che inseguendo il messaggio che passa dai media, dall'editoria del niente e dalla televisione del niente (ecco puoi farlo anche tu) molti leggano le ultime pubblicazioni delle grandi case editrici o vadano alla presentazione del libro di un autore celebre solo per vedere cosa costui abbia di diverso, per essere arrivato là dove in molti vorrebbero andare. Così come capita per i divi della televisione. Alla faccia della democrazia, che è in effetti solo una parola che strabocca sulle labbra di chi ha interesse a creare nuovi miti e nuove illusioni, di fatto librandosi al di sopra dei molti, in una città poco visibile, ma dotata di solide mura, anch'esse metaforiche, capaci di proteggere la casta, nel perpetuare il possesso di potere e denaro.