we can è lo slogan giusto per i politici giusti. Giusti nel senso di adatti ad una società bugiarda, che manda di continuo il messaggio we can, tu puoi, tu puoi, noi possiamo ….. In effetti la nostra società occidentale è il mondo delle caste, dei nuovo feudi, dalle mura di vetro invisibili e infrangibili, dove vivono arroccati i pochi, i ricchi, che ci persuadono con lo slogan we can . We can è uno slogan bugiardo. Perché non è vero che noi possiamo: noi al massimo andiamo a sbattere il muso, pure violentemente, contro quei muri invisibili che circondano i nuovi feudi delle nuove caste, che si fanno favori tra loro. Ecco allora che la casta della editoria pubblica quel libro bruttissimo, che vende delle copie, soprattutto perché nelle vetrine delle librerie, in un determinato giorno, quel volume appare in bella vista e molti appassionati di lettura e di scrittura lo comperano per curiosità. Certo se ha potuto lui, autore di quel libro.....c’è speranza per tutti, concludono. Invece no. Nelle caste i mediocri abbondano e quello che ha potuto fare lui, il nostro ipotetico scrittore, con la sua mediocrità, non lo possono fare tutti, non lo possono fare quelli che non abitano dentro le mura, invisibili e di vetro, che circondano i nuovi feudi. Eppure nuovi scrittori si illudono persuasi dal novello mondo della persuasione: anche tu puoi . Ma è una tremenda bugia che tu puoi, perché il mondo dei nuovi feudi non è aperto a chi non è almeno super eccezionale e non offre ai mediocri che li abitano la possibilità di essere spennato. Poi....... finita la onda della vendita del libro del nostro ipotetico scrittore, la casta della editoria fa scambi con la casta del cinema, che produce un film tratto da quel libro. Un film discreto, che la gente guarda, perché, in un certo giorno, è distribuito ovunque e non hanno altro da fare i molti, specialmente nei giorni di festa, quando anche i centri commerciali, i nuovi luoghi di ritrovo, sono in maggioranza chiusi. E il libro, pur mediocre, continua vendere, ad arrivare a chi solitamente non guarda le vetrine delle librerie.
Poi la casta della editoria fa affari con la casta politica o con la casta del cinema o della musica. Ed ecco allora apparire il libro scritto dal politico tal dei tali, dal cantante tal dei tali (ma non era analfabeta?) dal tale attore di grido.... E il cantante, il politico, l’attore hanno uno sbuffo di notorietà, che porta ossigeno alla loro carriera e soldi nelle tasche. E noi fuori dai feudi e dal castello, giù a leggere, hgiù a vedere.....anche per renderci conto di cosa abbiano di diverso da noi, questi che abitano nei feudi.... P er scoprire che anche loro hanno la nostra mediocrità. Dunque se hanno potuto loro, con la loro mediocrità, anche noi possiamo , we can . Messaggio bugiardo...
Le caste ed i feudi fanno poi affari con le caste locali dei paesi, composte da quelli che organizzano manifestazioni canore, letterarie, filosofiche....Anche lì il popolo accorre, per curiosità, perché in un mondo in cui si è sempre più soli non c'è di meglio da fare....... e sempre quello è il messaggio bugiardo che riceve. We can, we can, we can ....Anche tu puoi e se non sei nei feudi è tua la colpa. Invece no. I feudi hanno mura di vetro invisibili e infrangibili e....non si può, quasi nessuno può, se non fa parte dell’intreccio robusto delle caste, che include naturalmente anche il mondo della televisione, da cui il nulla, sempre più diffuso, e la mediocrità fattasi sistema, mandano a iosa il messaggio tu puoi . Tanto che la felicità a cui aspira la maggior parte delle persone è quella diventare una velina, un opinionista in Tv, uno scrittore, un attore o un cantante di grido...... entrando in quei feudi dalle mura invisibili e infrangibili, intrecciati fra loro. Entrare, sfondare, costi quel che costi....... Ma la maggior parte della gente, se non è figlia, amante, nipote.... di coloro che abitano nei feudi è destinata ad essere frustrata e delusa nelle sue aspettative e non potrà entrare nel cerchio di coloro che appaiono splendidi e splendenti.
Quanto saranno distanti dalla verità pure quei politici che hanno assunto a prestito per le loro campagne elettorali gli slogan persuasivi della nostra civiltà occidentale? Quanti nel we can crederanno? Così come credono ai messaggi bugiardi della società della comunicazione e della solitudine... E i vari we can politici saranno meno ingannevoli dei continui we can che ci provengono dai mondi della persuasioni e delle caste, interlacciate tra loro, che caratterizzano i nostri giorni?
LA CASTA
Non è solo quella dei politici italiani di cui parlano i giornalisti G. Antonio Stella e Sergio Rizzo. Non è neanche solo quel termine che designava la stratificazione sociale dell'antico panorama politico indiano, che voleva la società composta da quattro caste a cui si aggiungevano i paria, i fuori casta. E' anche la città invibile e sopraelevata del mondo globalizzato di cui parlò il filosofo spagnolo Felix Duque nel Convegno I filosofi e la città di Francavilla a Mare.
La nuova casta contemporanea, chiusa, inavvicinabile, non è molto diversa dalle caste antiche, se si eccettua il fatto che essa oramai si espande all'intero pianeta terra. E' composta dai pochi di tutto il mondo che detengono il denaro ed in essa si intraccia politica, dirigenza dei gruppi economici, giornalismo di alto rango, grande editoria, mondo dello spettacolo...che dialoga, si scambia favori e ruoli. E' una casta che intorno a sè ha costruito mura invisibili, ma altrettanto invalicabili e robuste delle mura medioevali, capaci di lasciare fuori, alla stregua dei paria, il popolo, la massa, la folla che cerca di ammansire, talora seducendola. Magari contiene nel suo ambito vari livelli di vassalli, valvassori e valvassini.
E la folla di oggi che quando spontaneamente si contagia (o forse si organizza) diventando massa ha pure un ruolo politico e sociale, non è molto diversa dalla folla di ieri, sebbene le condizioni di vita, di quella parte di essa che costituisce il primo mondo e non solo, siano cambiate. Identiche a ieri sono le ragioni che portano la folla, i più, ad accettare di essere dominati, illusi, senza ribellarsi. Il Sisifo di ieri trovava felicità nello spingere ininterrottamente il masso in cima alla montagna, il Sisifo di oggi la trova nel consumo, quando esso è possibile.
Potrebbe essere un mondo senza speranza il nostro, se la maggioranza decidesse di ammansire la massa col raggio del dolore, quando essa provasse ad organizzarsi e a protestare....
Potrebbe.... se sempre nella vita e nella storia non ci fosse il fattore X.