Telefascismo: il punto della situazione
Cambiare la Costituzione, riformare e governare la Magistratura, andare avanti a colpi di decreti legge, dire no dal punto di vista energetico alle fonti rinnovabili: sono passati solo alcuni mesi dalle elezioni e la spada di Damocle del nuovo governo pesa come un’ ascia sul collo degli italiani.
Da quando sta al governo il nuovo esecutivo di cose ne ha fatte. E altre promette di farne. Proporrà di regolare Internet a livello mondiale, ad esempio. Non che a noi non piacciano le regole. La libertà si fonda anche su regole chiare, certe, condivise e soprattutto rispettate e fatte rispettare da tutti. Eppure, se si annusa l’aria, più che di regole democratiche si ha il sentore che nell’ambito dell’ informazione, ad esempio, si cerchi, più che di mettere regole, di limitare la libertà di espressione del pensiero: se ciò che si dice non è in ossequio al governo, fatti salvi gli organi di informazione più importanti, che metterli a tacere sarebbe controproducente (anche il Fascismo permise a Benedetto Croce di scrivere), puoi parlare quanto ti pare, ma nessuno ti ascolta o ti legge, perché non hai visibilità. A volte anche in faccia alla meritocrazia, parola con cui l’ attuale esecutivo spesso si riempie la bocca e ci spacca i timpani.
Quando andò al potere il Fascismo nel 1922, scrive lo storico F. Chabod, gli italiani non se ne accorsero.
Anche ora siamo in presenza di un tele-fascismo, come è stato definito da uno storico francese il governo berlusconiano, ma gli italiani sembrano addormentati, forse per troppi anni sono stati cullati dalle sculettanti veline che la TV ha propinato per decenni.
O forse gli italiani di quello che nella loro patria stava succedendo se ne accorsero all’ avvento del Fascismo e se ne sono accorti oggi. Ma un alternativa non c’è. Ora come allora l’ opposizione è divisa, troppo dedita alle sue scaramucce interne, che non ne fanno di certo un gruppo coeso.
Si potrebbe scomodare Gaetano Mosca per dire che il potere si conquista solo se il gruppo che vi mira è organizzato.
Tristi analogie con un’ epoca, quella del Fascismo, che visse, proprio sette anni dopo la presa del potere, una delle più grandi crisi economiche provenienti d’ oltreoceano. Son passati anche questa volta, giusto sette anni dal primo governo duraturo di Berlusconi, e un’ altra crisi economica, altrettanto devastante, si è affacciata all’ orizzonte.
Ora si vuol cambiare la Costituzione, dopo averla stravolta a colpi di decreti legge. E pensare che i padri costituenti, negli anni del 1946-47, diedero vita ad una Costituzione lunga, in modo che non fosse facile da stravolgere, come era avvenuto sotto il Fascismo al breve Statuto Albertino.
Berlusconi dice che farà la riforma della Costituzione senza le opposizioni. Poi saranno i cittadini a decidere.
Campa cavallo! E sempre ammesso che i cittadini non siano in coma profondo.