
Il 16 giugno del 1924, a 25 chilometri da Roma, nella macchia della Quartarella, veniva ritrovato il corpo senza vita di Giacomo Matteotti. L'uomo politico era stato rapito il 10 giugno e solo pochi giorni prima aveva denunciato alla Camera i brogli con cui nelle elezioni del 6 aprile del 1924 i fascisti avevano vinto le elezioni. Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario aveva capito che la denucia delle illegalità lo avrebbe portato alla sua fine., tanto che disse: «Uccidete pure me, ma l'idea che è in me non l'ucciderete mai.».
Dopo il delitto Matteotti il Fascismo attraversò un periodo di crisi, crisi che rientrò col discorso che il Duce pronunciò il 3 gennaio del 1925: da un lato Mussolini respinse l'accusa di un suo coinvolgimento nel delitto Matteotti, dall'altro si assunse "la responsabilità politica, morale, storica" di tutto quanto era accaduto.