
Persa sui sentieri della vita
scardinati
mollicci
fangosi
me ne vado intera
leggera
il capo
stravolto dai sogni.
I viaggi dell'anima
Non ho mai amato fare del turismo vacanziero, non mi sposto per trovare nei paesi che visito le comodità occidentali. Così, do in escandescenze quando affaristi indiani cercano di affibbiarmi il solito tour dell'India settentrionale: Jaipur, Agra, Varanasi, con soste strategiche in posti in cui cercano di persuaderti a fare shopping. Io in India sono andata per andare a Derhadun. Il luogo, capitale dell' Uttarakhand, non è la classica meta dei turisti occidentali. Ma lì, in quel posto è vissuto mio padre per cinque anni. Quando sono nata io, lui era da pochi anni rientrato in Italia ed io sono cresciuta sentendo favoleggiare di quel mondo lontano. A Derhadun arrivo di notte, ma già sul treno ritrovovo nella gente i modi di fare e di esprimersi che aveva mio padre quando io ero bambina. Ora lui è morto e il mio viaggio in India è un percorso dell'anima, alla ricerca di me stessa, dei miei ricordi, di mio padre, se credessi nella reincarnazione direi delle mie origini. Il giorno dopo, a Derhadun, in centro mi aspetta un paese sfavillante. Naturalmente luccicante nella misura in cui può esserlo una città indiana in cui i negozi spesso sono baracche e le fogne sono a cielo aperto. Ma forse le scintille sono nel mio cuore, che è un po' triste perché è nuvolo mentre avrei voluto vedere il chiarore dell'Himalaya.
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Sull' autostrada per Agra
INDIA. E' pressoché impossibile girare l'India da liberi turisti. A New Delhi tutti hanno da venderti qualcosa. Chi l'hotel di un amico, chi l' organizzazione di un viaggio, chi semplicemente una corsa sul suo risho. Delhi è una città disperata ed esasperante. Così presa per sfinimento decido di accettare un viaggio ad Agra che il faccendiere di un' agenzia turistica cerca di affibbiarmi. Tanto non so dove passare il week end. Agra è la sede del famoso Taj Majal, il bianco monumento definito per la sua forma da Tagore “una lacrima sul volto del tempo.” . Così la mattina del sabato partiamo verso le dieci. L'autista è un bel ragazzo indiano, che, di fronte a me o come vede un tempio indù, si profonde in namastè.
Sulla strada per Agra un'umanità varia ci attende. In autostrada mi accorgo che in India possono entrare tutti: persone a piedi, biciclette, motorini, donne con grandi ceste sul capo, carri trainati da mucche, risho, elefanti, cammelli. ...Ai margini dell' autostrada, nei villaggi e nelle città, un' umanità dolente cerca di sbarcare il lunario come può. Vende spuntini nei chioschi, porta al mercato la frutta nei carretti, espone le sete di Varanasi, e sari e collane..... Anche il classico incantatore di cobra non manca, nè è assente l'addomesticatore di scimmie che porta le bestie vicino ai semafori per farle esibire.
Sull' autostrada per Agra si può veramente trovare di tutto.
Dicembre! Di già...