CAPORETTO
Chi si ricorda più di una battaglia lontana? I reduci ormai sono tutti sepolti....Eppure combatterono tra brividi di morte e di freddo, tra la tempesta che andava incontro alla storica disfatta e morirono. Ora Caporetto è un simbolo, ma in quel lontano il 24 ottobre del 1917 si battevano i denti. Fu facile dopo per il generale Badoglio dare la colpa ai soldati che aspettavano gli ordini mai giunti, tra i veleni asfissianti ed i tuoni dei bombardamenti. Poi , fu il ripiegare e la disfatta. E giunse Diaz dalle facili promesse.

Si sta concludendo a Macerata il corso propedeutico al doppiaggio cinematografico con Mario Cordova. E' un mondo quello del doppiaggio, sconosciuto ai più. La gente comune non immagina quanto lavoro e quanta professionalità ci siano dietro al "dare la voce" ad una pellicola prodotta in una particolare lingua, che deve essere diffusa in un idioma diverso. Tra la divisione degli anelli, l' adattamento dei dialoghi, la registrazione vocale vera e propria, c'è tutto un mondo che non appare nelle sale cinematografiche, se non nei fugaci titoli, a cui in molti non fanno caso. E il doppiatore non è solo una voce, ma è un attore vero e proprio, che non solo deve calarsi in un personaggio, ma ne deve inseguire le movenze secondo un'interpetrazione già esistente, non dimenticando la fisicità. Dunque il doppiatore non solo deve saper recitare e possedere tutta la duttilità e la bravura di un attore, per poter cambiare ad esempio la stessa frase facendole assumere diverse sfumature ed esprimere svariate emozioni, ma deve anche essere dotato di notevole empatia. E' grande lo sforzo che richiede immedesimarsi in un ruolo (talvolta anche in più ruoli) e contemporaneamente calarsi nel modo migliore in un' interpetrazione già fatta da altri. E di empatia Mario Cordova a Macerata ne ha mostrata tanta, non solo come doppiatore, ma pure come insegnante, quando al corso propedeutico ha captato al volo lo stato d'animo di ciascun aspirante, trovando sempre per ciascuno la parola, il gesto, la battuta più adatti al momento.
Per saperne di più su Mario Cordova si rimanda al sito di Antonio Genna, persona nota ai frequentatori della rete.

E' molto grave che possa procedere nel suo iter indisturbato un disegno di legge quale è quello sul riordino dell'editoria che è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 12 ottobre scorso.
Per esprimere pareri, dissensi, proteste:
Si suicida perché non riusciva a pagare il mutuo. Così è stato scritto nei giornali. Chissà se è la verità. Perché è impossibile dire quale sia la verità quando un giovane uomo viene trovato morto.
G. il giorno prima era stato normalmente dai genitori, durante il pomeriggio. Poi la sera col fratello era rimasto fino a tardi al bar. La mattina era andato al lavoro normalmente. Nulla che potesse far pensare alla tragedia che è giunta improvvisa, inaspettata, come una coltellata a tradimento in pieno petto.
E comunque la sua vita, la vita di G., vista dall'esterno, non era in una situazione tragica. Lui ha dei genitori che, se non navigano nell'oro, in qualsiasi momento avrebbero potuto comunque aiutarlo a far fronte al mutuo. Ma è giusto che a più di quaranta anni una persona debba farsi aiutare dai suoi per una casa? E come ci sente mentre si vive una cosa del genere? Quanto questa situazione può frustrare e minare una famiglia che vive una situazione precaria, in cui comunque di stabile c'è una rata mensile?
Sempre ammesso che sia questo il motivo, la causa dell'improvvisa morte di G. .....
Mentre i giornali danno per certa una motivazione, che fa notizia, perché ben si collega ad una attualità in cui in America c'è il problema dei mutui ed in Italia si parla di lavoro precario, c'è solo una certezza: G. è lì. In una bara. Ed anch' io in questi momenti sono in balia del temporale che ancora una volta si è abbattuto sulla mia stirpe. Perché G. è un mio parente e il temporale non è stato per noi solo quello meteorologico, ma è stato anche quello che si è riversato sui volti, sui corpi, sull'anima, sulla vita di quei genitori straziati, di quel fratello , di quella moglie, di noi parenti tutti, sferzati dal dolore.

E' quello che anche a me era sembrato, ora una ricerca tedesca fatta al Max Planck Institute per la biologia evolutiva di Plon l'ha dimostrato scientificamente: la gente crede più alle chiacchiere che ai propri occhi. La notizia è stata riportata ieri da molti giornali italiani, on line non è facilmente reperibile, si può leggere qui . Se l'umanità è stata, è, sarà questa chi potrà lamentarsi?
Il colore dei fiori
è già svanito
mentre la mia vita scorre
in pensieri vuoti
guardo la pioggia cadere senza fine
Ono no Komachi
Leggere libri è tempo sprecato
E' quello che emerge dalla rilevazione biennale della Ipsos per la Mondadori sulla lettura e l'acquisto di libri, presentata ieri a Roma da Gian Arturo Ferrari. Tra le cause della diminuzione dei lettori: alcuni non leggono perché leggere ricorda la scuola (e ti pareva che non c'entrasse la scuola?). Il manager Mondadori auspica in questo senso un intervento dello stato al fine di promuovere l'amore per il libro. (Ansa) Tra le cause del non lettura non viene chiaramente annoverata la pessima qualità delle pubblicazioni fatte dalle maggiori case editrici italiane. Tra una baggianata italiana, un'americata, il libro dell'ultimo divo..... davvero in Italia, se si ama la lettura, conviene andare nelle biblioteche, rileggersi i classici, e non andare nelle librerie per acquistare l'ultimo prodotto di questa o quella casa editrice. Poi, in genere, i lettori sono anche quelli che amano scrivere e non sarebbe male che la scrittura, anche nell'editoria, diventasse interattiva. Si scrive per comunicare con gli altri ed è assurdo continuare a dire che chi scrive ed ha successo è una persona speciale. In realtà la nostra società contemporanea manda messaggi ambivalenti. Da un lato si pubblicano cose scritte dal cantante di moda o di colui che scrive come parla e mangia, mandando il messaggio che il libro può essere scritto da chiunque, dall'altro lato però si pubblicano solo, per lo più, quelli ben collegati alla casta, che non è solo quella politica, ma che è sicuramente una casta più estesa, con le radici ovunque. Sì, poiché abbiamo politici che scrivono libri, attrici che pubblicano un romanzo, come abbiamo scrittori che vanno in televisione o nelle scuole, magari credendo, sull'italiano, di saperne di più di un buon professore, solo perché fanno parte di un gruppo editoriale importante (per cui.... la lingua italiana siamo noi). Diceva Platone che lo stato giusto si ha quando ciascuno sta al posto giusto. Noi in Italia abbiamo una moltitudine di gente che sta in tutti i posti, lanciando il seguente messaggio: vedi noi creiamo il niente nell'editoria, nei reality e ci arricchiamo, puoi farlo anche tu. Se non riesci la colpa è solo tua. Ma la realtà è ben diversa. Nella nostra democrazia, tutti possono parlare e leggere. Ma se parli e non sei della casta (intesa in senso lato) chi ti ascolta? Se scrivi e non sei della casta chi ti pubblica? Ho anche l'impressione che inseguendo il messaggio che passa dai media, dall'editoria del niente e dalla televisione del niente (ecco puoi farlo anche tu) molti leggano le ultime pubblicazioni delle grandi case editrici o vadano alla presentazione del libro di un autore celebre solo per vedere cosa costui abbia di diverso, per essere arrivato là dove in molti vorrebbero andare. Così come capita per i divi della televisione. Alla faccia della democrazia, che è in effetti solo una parola che strabocca sulle labbra di chi ha interesse a creare nuovi miti e nuove illusioni, di fatto librandosi al di sopra dei molti, in una città poco visibile, ma dotata di solide mura, anch'esse metaforiche, capaci di proteggere la casta, nel perpetuare il possesso di potere e denaro.
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Come ricorda Silvia Gastaldi (Sophrosyne, in Platone, La Repubblica, trad. e commento di M. Vegetti, Napoli, Bibliopolis, 1998, vo. II pp. 205-237), sophrosyne, nel mondo omerico, designa la prudenza come capacità di autocontrollo e di riflessione. La parola - come si può vedere consultando il lemma sophron nel Liddell-Scott - è composta da sos (sano) e da phren (letteralmente: diaframma). Nel linguaggio omerico il phren è connesso ora alle emozioni, ora - come nel caso della sophrosyne - alle capacità intellettuali. Apollo si dice saophron perché ha evitato di scontarsi con Poseidone, per il bene degli uomini [Il. XXI 462]; Penelope parla di sophrosyne nel senso di discernimento e sanità di mente [Od. 23.13]. Sophrosyne, dunque, è originariamente prudenza e consapevolezza dei propri limiti: in un mondo aristocratico fondato su un ideale competitivo dell'eccellenza, non può che essere una virtù marginale e subordinata.
Solo a partire dal VII secolo la sophrosyne comincia ad essere apprezzata: la transizione da una società aristocratica a una società "politica" comporta che la capacità di autolimitazione e di autocontrollo divenga una virtù civica e militare di fondamentale importanza. I sette sapienti (Biante, Chilone, Cleobulo, Pittaco, Solone, Periandro, Talete) sono autori di massime come "la misura è la cosa migliore" e "conosci te stesso" e vengono associati ad Apollo, divinità depositaria della sophrosyne. Una simile concomitanza fa capire che sarebbe riduttivo interpretare questa evoluzione "apollinea" come una prevaricazione dell'elemento intellettualistico su quello istintuale: la costruzione di una polis possibile richiedeva che l'intero spazio vitale della tradizione venisse ripensato e riorganizzato. da qui
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