"Perchè mi uccidete, profittando della vostra superiorità? Io non sono armato".
"Come! Non abitate sull'altra riva del fiume? Amico mio, se abitaste da questa parte, sarei un assassino, e sarebbe ingiusto uccidervi in questo modo ma, poichè abitate sull'altra riva, sono un valoroso, e quel che faccio è giusto".
Blaise Pascal, Pensieri
Noi tutti siamo per la pace, almeno in linea di massima. Credo che, alla maggior parte della gente, farebbe piacere che ci fosse la pace. Ma cos'è la pace? Non è certo assenza di conflitto. Le persone sono diverse tra loro, hanno diversi punti di vista (fortunatamente) e quindi necessariamente entrano in conflitto tra loro. Ma i conflitti possono essere gestiti. Saper gestire un conflitto è indice di maturità psicologica, significa aver fatto i conti col proprio fondamentalismo (tutti, chi più e chi meno, pensiamo di essere dalla parte della ragione) e col fatto che la nostra verità non è universale. Saper gestire il conflitto vuol dire aver fatto un cammino, capace di indurre a ridimensionare il proprio egoismo, la propria paura di non poter sopravvivere, che porta ad accumulare. Saper gestire il conflitto implica l'affidarsi al corso della vita, confidando in essa, significa essere nella convinzione che l'altro non è necessariamente un potenziale nemico. Saper gestire il conflitto implica che si siano state superate le individuali paure, quelle ancestrali ereditate da secoli di lotta per la sopravvivenza, che portano a temere il diverso. Ma quanto è difficile gestire il conflitto senza ricorrere alla violenza delle armi, dei gesti, della parola! Spesso manifestiamo contro la guerra e ci dichiariamo per la non violenza, ce la prendiamo coi capi di stato e nel frattempo non sappiamo gestire i nostri piccoli conflitti, quelli familiari, dei piccoli gruppi in cui ci troviamo a vivere. Riuscirà mai l'umanità ad imparare la non violenza? O la specie umana è destinata a far crescere la distruttività nella stessa misura con cui crescono le scoperte e si modificano le applicazioni tecnologiche?
Mauro Corona: formidabile!
I bravi scrittori, diventati famosi negli ultimi anni, pensavo di averli letti tutti, ma mi sbagliavo: Mauro Corona mi era sfuggito. Forse avevo visto distrattamente qualcosa di lui in un rotocalco, ma soprattutto, mi era parso che, l'autore friulano, brillasse per essere un tipo strano, non che fosse pure un formidabile scrittore. Magari, per essere strano, Mauro Corona, strano lo è, ma è anche altro, molto altro. A condurmi sulle sue tracce è stato un'evento fortuito. Qualche mese fa, sono andata a Roma per un concorso, uno di quei concorsi con pochi posti e migliaia di concorrenti. Mentre attendevo che arrivassero le prove e ce le distribuissero iniziai a parlare con le mie vicine di banco, una era di Pescara, un'altra era di Torino...e accanto a me c'era una ragazza sportiva , coi capelli corti, con cui simpatizzai subito. Quando toccò a lei, dire di dov'era, fece il nome di un paese a me sconosciuto. Lei precisò che era lo stesso paese di Mauro Corona e che si trovava nella vallata del Vajont, non lontanno da dove, anni fa, accadde una terribile frana. Con la ragazza stemmo insieme quel giorno e anche il giorno dopo, ma a Mauro Corona non pensai più. Successivamente mi è capitato di vedere i libri dello scrittore friulano, ma dalle recensioni sembrava che Corona parlasse soprattutto di boschi e di streghe e sinceramente non sono i temi che, in genere, mi attraggono. Qualche giorno fa, visto che le ultime pubblicazioni delle grandi case editrici sembrava che non avessero nulla di interessante da vendere, ho comperato un po' per disperazione un po' per curiosità, un libro di Mauro Corona: L'ombra del bastone, ed. Mondadori. Ho trovato uno scrittore formidabile. Mauro Corona è molto di più di un personaggio strano, che racconta di boschi e di streghe. Nei libri di Mauro Corona c'è la vita che pulsa e c'è un narrare che non è mai noioso, mentre ti trasporta nelle varie vicende, con la leggerezza dell'acqua, che a volte scorre placida, a rigagnoli, nelle radure
Etica del dibattito pubblico e dell'agire
Ne ha parlato la buonanima di J. S. Mill in un libro che è per certi versi ancora molto attuale e che si intitola On liberty. Anche nel dibattito pubblico a volte non c'è correttezza. La maggioranza mette a tacere la minoranza mettendola in ridicolo. Ma poiché, dice Mill, nessuno possiede la Verità in modo assoluto, mettendo a tacere la minoranza si fa un torto a se stessi e agli altri, poichè la minoranza può essere portatrice di un frammento di verità che potrebbe essere utile per tutti. Anche oggi nella comunicazione umana non c'è correttezza... non c'è correttezza nei comportamenti. Chi occupa posizioni di potere, o perché fa parte della maggioranza o perché socialmente occupa posizioni di rilievo, ancora oggi liquida la minoranza o il portatore di verità scomode, dicendo: ma sei fuori! E' più comodo e più facile pensare che l'altro sia fuori, senza guardare a fondo il volto dell'altro e fermandosi solo in superficie.
Dire che l'altro è fuori per metterlo a tacere è utilizzare metodi autoritari e poco democratici che hanno radici comuni coi metodi di staliniana memoria.
Quando i media tradizionali fanno: Ohhhh!
Recentemente tra gli insegnanti ha fatto scalpore un servizio del TG1 (qui per vedere), che, nell'edizione delle 20, del 15 febbraio ultimo scorso, ha presentato della scuola un'immagine discutibile. E' vero che non fa notizia il cane che morde l'uomo, ma l'uomo che morde il cane.... però la televisione, a forza di presentare solo l'eccezionale o, almeno, non presentando l'eccezione pure nel suo contesto, quando questo è poco conosciuto, contribuisce davvero a peggiorare il mondo in cui viviamo. Il servizio trasmesso dalla RAI di David Sassoli e Elisabetta Mirarchi ha mandato in onda vari spezzoni di filmati, messi on line da studenti, che riprendevano gli insegnanti in atteggiamenti poco dignitosi, contribuendo così a mettere in ridicolo la scuola. La giornalista autrice del servizio, si legge sul blog della Garamond http://www.garamond.it/blog/, si compiaceva di commentare le deprimenti immagini con espressioni come “… tra le risate generali, ecco l’impacciato professore vestito da musulmano, … quello che tira fuori a calci uno studente dall’armadio, … che canta, … che dorme, … che telefona, … cade dalla sedia, che perde le staffe, … assiste impotente allo streap tease dei suoi alunni…”. Anch'io con la Garamond ripeto che, forse, nelle scuole italiane si fa anche altro. Si fa anche qualcosa di buono... Ma le cose positive non fanno notizia. o fanno notizia molto meno delle negative. La società dei consumi e delle progressive liberalizzazioni selvagge non si è fatta scrupolo di ridurre il professore ad un pezzente, da mandare a scuola col vestituccio comperato sulla bancarella del mercato, mentre i nuovi pierini di don milaniana memoria se ne sono andati e se ne vanno a scuola firmati e, possono permettersi di tutto, in virtù dei loro soldi, guadagnati dai genitori, spesso in un contesto in cui l'importante è guadagnare, non importa come. Intanto le famiglie odierne, poste in una società di bisogni indotti, che chiedono al consumatore sempre più soldi e sempre meno valori, spesso sono solo agglomerati di persone che dividono un tetto in solitudine, che consumano pasti in orari differenti, che spesso, per giorni, non si parlano, non scambiano una parola oltre a quelle indispensabili: "hai preso i soldi per la meranda?" "hai fatto il caffè?"..... Negli agglomerati, che ancora ci si ostina a voler chiamar famiglia, i genitori hanno perso qualsiasi autorevolezza. Figuriamoci se possono essere portatori, se non eccezionalmente, di seri valori , su cui poter costruire una società migliore........A scuola gli insegnanti hanno perduto, anche loro, autorevolezza, pure per la loro situazione economica..... Chi dovrebbe educare i giovani? Forse una televisione di stato che non si fa scrupolo di mandare in onda servizi quali quelli del TG1?
A diseducare i giovani e a mettere in ridicolo gli insegnanti, ultimamente, ci ha pensato anche l'editoria. E' apparso per le edizioni Mondadori il libro curato dal gruppo Comix, intitolato "Sputtana il prof. Gli strafalcini dei professori". Ebbene pare che la redazione di Comix abbia invitato gli studenti a mandare cose buffe o strafalcioni, detti dai professori durante le ore di lezione. Fin qui nulla di grave. Il fatto veramente strabiliante è che la redazione abbia invitato gli studenti a porre le iniziali del professore preso di mira con l'indicazione della scuola, in modo che gli autori delle battute e degli strafalcioni fossero individuabili Gli stessi redattori, però, se ne sono ben guardati dal pubblicare anche le iniziali degli studenti. Pure a voler richiamare tutto il proprio senso dell'ironia non pare corretto che si inviti gli studenti a tirare il sasso e a nascondere la mano. Io credo che anche nell'umorismo debba esserci un'etica. Chi ha il coraggio di sputtanare deve assumersi la responsabilità di ciò che dice e ciò che fa. Anche per scherzo. Altrimenti non è ironia buona. E' un voler colpire alle spalle. Uno studente può inventare le cose e sputtanare gratuitamente. Forse è il caso di insegnare a ciascuno ad assumersi le responsabilità di ciò che fa. Si dà il caso, poi, che il libro suddetto si trovi facilmente in alcune città e non in altre. Mesi fa sono stata alla mostra di Mantegna, (a Verona, Mantova, Padova...) in viaggio di istruzione coi miei studenti, e, pur non figurando tra i professori presi di mira nel libro della Mondadori, ho voluto vedere se questo volume da quelle parti andava per la maggiore (la Mondadori è pure di Verona...) come a Macerata (luogo in cui lavoro e da cui scrivo). Ebbene i librai dei negozi del centro di queste città di fronte alla mia richiesta son caduti tutti dalle nuvole. "Se vuole possiamo ordinare il testo" è stata la loro risposta unanime. La redazione di Comix e quella della Mondadori non hanno pensato che le loro richieste ben chiare, quelle di segnalare dei prof. e delle scuole, potessero diventare uno strumento da sfruttare da parte degli adulti? Mettete che in una scuola grande, in espansione, senza bisogno di cercare iscrizioni col lanternino, ci sia il figlio di un professore che lavora in una scuola in cui gli studenti diminiscono.... e che quindi il suddetto professore sia perdente cattedra... pensate che questo professore non possa incoraggiare il proprio figlio a mandare alla Comix-Mondadori una segnalazione, magari prendendo di mira proprio il professore meno ammanicato, il più debole, il meno capace di difendersi, il povero cristo, non necessariamente il peggiore, come capita di solito nei migliori consorzi umani?
Libri come quello della Comix-Mondandori sono istigazioni a delinquere. E più che produrre una sana risata sono uno strumento per far emergere e circolare sentimenti della peggior specie. Tanto, in un mondo in cui l'unico valore è il denaro, tutto è permesso. E l'etica è solo una parola.
Ma se i media sono questo, se le grandi case editrici, le uniche capaci di poter diffondere in modo capillare i loro testi sono tali....... almeno non facciano:Ohhhh! 
Mi aspetto comunque un ringraziamento dal TG1 e della Mondadori per la pubblicità che sto loro facendo.
In effetti ho pensato molto se scrivere o no questo testo, nell'incertezza se fosse migliore scrivere o ignorare. Però ho fiducia nella bonta che alberga comunque a volte nell'uomo,
a dispetto della società. Non nego neanche che nella scuola italiana ci siano dei mali, ma non ci sono solo quelli....
Bulli...ovvero la scoperta dell'acqua calda....
Che i giovani, i bambini a volte siano crudeli tra loro, con i più deboli, il mondo degli adulti sembra saperlo solo adesso. Ci volevano i telefonini ed i video per far prendere coscienza. Ma da sempre i giovani ed i fanciulli sono così. Il fanciullo va guidato. E' come un albero. Una volta nel consorzio umano c'erano ancora dei valori, erano quelli delle famiglie, a volte quelli triti delle chiese, ma erano comunque valori. Ora, in Occidente e non solo, il mercato è diventato la nuova chiesa, coi suoi principi circolanti. Il denaro è il nuovo Dio. L'uomo, diceva Kant, è un legno storto, gli uomini stando insieme, si allungano per poter vedere il sole e crescono, così, diritti. Oggi, che riluce solo il tintinante denaro, gli uomini quando stanno insieme crescono storti, imparano tutti quei sotterfugi, quelle acrobazie che possono permettere di realizzare il sogno degli adolescenti e di tutti: "avere un lavoro o un escamotage che possa garantire il possesso di molti soldi". Il danaro è l' unico strumento che sembra in grado di poter illuminare gli occhi dei più. I figli nelle case spesso crescono soli, davanti a mamma TV. Nelle scuole la mediocrità impera. Chi salverà i giovani da ciò abbiamo lasciato loro in eredità? Riusciranno a salvarsi da soli?
Autonomia, responsabilità, riflessività, scelte mature nei dilemmi. E' questo che auspicano a volte i filosofi. Anche in ambito religioso. Ci credeva Averroè, al fatto che le religioni fossero per uomini ignoranti e non per i filosofi. Ci aveva creduto Giordano Bruno, i riti religiosi erano per lui strumenti per uomini rozzi. Kant era convinto che l'uomo fosse diventato maggiorenne già nel Settecento e definì l'Illuminismo, come l'uscita dallo stato di minorità. Credeva che si potesse venerare un Dio, la cui esistenza era dimostrabile con la sola ragione. Anche i saggi orientali, cinesi e indiani hanno spronato l'uomo verso una sua presa di coscienza, verso la consapevolezza e l'acquisizione dell'autentica libertà individuale. Ancora oggi chi guarda ad Oriente auspica un futuro in cui si possa fare a meno delle chiese e in cui l'uomo sia adulto, libero, responsabile. Ma l'umanità non è diventata maggiorenne ai tempi di Kant. Forse non lo diventerà mai. Nel Novecento le masse sono state strumentalizzate ed illuse con miti di varia natura. Parallelamente al progresso è cresciuta la tragicità dei mezzi di distruzione. Nuove minacce si profilano all'orizzonte: tramite l'ingegneria genetica si potranno creare sottouomini, colonie di schiavi al servizio di pochi. Già la ricchezza si sta concentrando in poche mani e la povertà aumenta nel mondo. Vorrei proprio credere nel sogno dei filosofi e in un'umanità in cui ciascuno sia finalmente libero, autonomo, responsabile. Vorrei anche poter sperare in un mondo più giusto, con una più equa riorganizzazione. Ma come si potrà rendere l'uomo responsabile se lo si imbambola, fin da piccolo, coi miti creati dalla televisione, rendendolo avulso dalla realtà? Un uomo siffatto è pronto per nuove forme di strumentalizzazione. Come si potrà educare l'uomo ad essere giusto, quando nella scuola vige la legge del mercato ed i valori del mercato vengono impartiti? In un mercato dove il più forte, il più cinico sopravvive..."Fai la carogna!" "Fai il furbo!" Sono gli imperativi del mondo occidentale che incancreniscono la famiglia, la scuola, la società intera...
Parlarvi ? No. Non posso.
Preferisco soffrire come una pianta,
Come l'uccello che non dice niente sul tiglio.
Essi attendono. Va bene. Poiché non sono stanchi
D'attendere, attenderò, di questa stessa attesa.
Essi soffrono soli. Si deve imparare a soffrire da soli.
Non voglio degli indifferenti pronti a sorridere
Né amici gementi. Che niente ne viene.
La pianta non dice niente. L'uccello tace. Che dire ?
Questo dolore è solo al mondo, checché si voglia.
Esso non è quello degli altri, è il mio.
Una foglia ha il suo male ignorato dall'altra foglia.
E del male dell' uccello, l'altro uccello non ne sa niente.
Non si sa. Non si sa. Chi si assomiglia ?
E se si assomigliasse, che importa. Mi conviene
Non sentire questa sera nessuna parola vana.
Attendo — come lo fanno dietro la finestra
I vecchi alberi senza gesto ed il fringuello muto...
Una goccia d'acqua pura, un po' di vento, chi lo sa ?
Cosa attendono ? Noi l'attenderemo insieme.
Il sole ha loro detto che ritornerà, può essere...
Sabine Sicaud è una poetessa francese morta a quindici anni. Visse e morì in una casa che si chiamava "Solitudine" a Villeneuve/Lot. È stata pubblicata soltanto 30 anni dopo la sua morte. "Per lo più fu ignorata perché quasi nessuno all'epoca credeva che le sue poesie fossero sue."
Mistero
-David Herbert Lawrence

Ora io sono tutto
Una tazza di baci,
Come le alte
Snelle vestali
D'Egitto, ricolme
dei divini eccessi.
A te alzo
La mia coppa di baci
e per i recessi
Azzurri del tempio,
Verso te grido
Tra sfrenate carezze.
Dal lucido contorno
Cremisi delle mie labbra
Si libera la passione
Giù per l'agile corpo
Bianco stilla
L'inno commovente.
E immobile
Davanti all'altare
Elevo il calice
Colmo, gridandoti
di genufletterti
e bere, Altissima.
Ah, bevimi, su,
Che possa esser io
entro la tua coppa
Come un mistero,
Quello del vino calmo
In estasi.
Luccicando immoti,
In estasi
I vini di me
E di te mescolati
In uno còmpiano
il mistero.

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