Triste è la carne! E ho letto tutti i libri.
Ah, fuggire, fuggire! Sento
che uccelli vi sono ebbri a star fra ignote
schiume ed il cielo!
(Stéphane Mallarmé)
Impazza il desiderio
Almeno nelle ultime pubblicazioni.
Garzanti ha da poco pubblicato "L'alchimia del desiderio" di Tarun J Tejpal, un giornalista indiano che per la prima volta si è cimentato col romanzo, sfornando un'opera che pare sia stata molto apprezzata in Occidente. Il desiderio soddisfatto, l'amore, è l'antidoto di un certo arrivismo, contro il costume dell'arrampicata su un albero, nella cui cima c'è chi può elargire fama o un posto che conta.
Ma il protagonista del libro si pone fuori dal gioco, lui ha sua moglie, che con il suo corpo, fonte di costante desiderio, costituisce, per lui, il suo rifugio. Almeno fino a che il protagonista non si inserisce in un'altra vita, quella di una donna morta nella casa che ha comperato e in cui ritrova dei diari.
Un bel libro.
Ma non era radicata nel pensiero indiano la convinzione che bisognasse liberarsi dei desideri?
Forse non più di tanto.
Altrettanto diffusa è probabilmente la convinzione che il sesso possa essere strumento di guarigione.
Era anche questo il senso profondo del kama Sutra.
Poi, a parlare del desiderio, ci si è messo anche un filosofo francese: Onfray Michel, il quale in "Teoria del corpo amoroso" (ed. Fazi) ha contestato la visione occidentale dell'eros, concepito come assenza e mancanza. Per Onfray l'eros è eccedenza e pienezza, solo la visione occidentale, ad iniziare dal pitagorismo e da Platone, per passare poi tramite il cristianesimo, ha prodotto aberrazioni. Con tante conseguenze: donne private dell' eros, ad esempio, costrette a subire gli istinti animaleschi dei mariti, in virtù di una presunta angelicità.
L'autore si schiera contro la monogamia, la famiglia, il matrimonio.. e propone un eros libero, nella vera uguaglianza tra uomini e donne, col conforto delle scuole filosofiche ciniche ed epicuree, a cui costantemente fa riferimento.