AnnaFeliziani

Pensieri vaganti, assurdi, che nel caos si compongono e ricercano un senso.... Umana illusione?
lunedì, 13 giugno 2005

Milano andata e ritorno

Questa volta andando a Milano sono stata in compagnia  di Amélie Nothomb e di Romano Battaglia. In compagnia si fa per dire.  Sono stata in compagnia degli ultimi libri che hanno scritto.

Un libro può essere un ottimo compagno di viaggio, molto più di un passeggero in carne ed ossa, seduto di fianco, su un sedile di un treno. Un libro è discreto non ti invade e puoi smetterci di dialogare quando vuoi.

All'andata  mi ha fatto compagnia Amélie Nothomb, col suo Biografia della fame. Una biografia che è soprattutto l'originale autobiografia di una  ragazza nata in Giappone e vissuta poi in molte parti del mondo, al seguito del padre diplomatico.  Amélie scrive bene. Corti capitoli per corte parentesi, per periodi di vita non necessariamente brevi,  in cui la  fame per la vita  si manifesta in vario modo. In compagnia di Ameliè ho solo sbirciato di tanto in tanto il panorama che scorreva dietro il finestrino del treno: la spiaggia marchigiano-romagnola col mare cupo, come il tempo che prometteva pioggia, i frutteti romagnoli, Fidenza verso cui volgo sempre lo sguardo quando vado a  Milano.

Il tran tran della città ambrosiana non era differente dal solito. Unica nota positiva l'incontro con  una vecchina bionda a cui ho chiesto informazioni. Stranamente era  una persona che emanava calore, una nota  surreale  in una  città fredda  di nebbia e di smog. 

Al ritorno sono stata in compagnia di Romano Battaglia col suo Silenzio.  Il solito Romano dalla prosa  piana e affascinante, il solito autore sempre attento alle sfumature della vita, dei sentimenti, dell'animo umano.

Al ritorno la  spiaggia,  da Senigallia a Civitanova, era assolata e mostrava volgarmente ombrelloni e corpi arrossati. Di per sé il sole sarebbe stato splendido.

postato da PensieriVaganti alle ore 19:39 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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mercoledì, 08 giugno 2005

La guerra e il nemico

Scrive Hillman che la guerra non è contro il nemico. E' contro l'immagine del nemico. Non è detto che il nemico esista davvero. Il nemico può essere creato e può non essere altro che una proiezione della fantasia, un'immagine rivestita dalle noostre paure, dalle  angosce di un singolo o  dalle angosce di un gruppo, che tramite il pettegolezzo nei gruppi più semplici e la propaganda, la  scuola,  la religione, i media nei gruppi più complessi,  lo crea e lo alimenta. Allora nasce la guerra.

Questo meccanismo di creazione del nemico lo ha anche ben studiato René Girard.

Quando una crisi mina la solidità di un gruppo umano rendendolo fragile ed insicuro , ecco che il gruppo si ricompatta riversando le ansie  e le paure all'esterno, su un capro espiatorio, verso cui vengono convogliate tutte le energie negative, l'aggressività,  che il gruppo sviluppa. Per una sorta di contagio mimetico la  violenza  si propaga velocemente tra i componenti del gruppo stesso e si convoglia verso la vittima sacrificale. Il capro espiatorio comunque non è  scelto secondo un criterio di colpevolezza  provata, ma secondo criteri irrazionali,  che possono far leva  sulla  diversità della vittima stessa.  

Conoscere questi meccanismi, che sono alla base della violenza e della vendetta è importante per poter capire se è possibile un mondo senza violenza e per provare ad edificarlo questo mondo.

Da molto tempo ormai, negli stati,  il diritto è riuscito a disciplinare la  vendetta e la violenza. A livello interrnazionale questo ancora in molti casi non accade. Il diritto internazionale è disatteso e non riesce  ad evitare le guerre cruente. Non ci sono organismi sovranazionali in grado di risolvere in modo non violento i conflitti. In ambito politico,  inoltre,  quei meccanismi tesi a ricompattare il gruppo, tramite la creazione di un capro espiatorio, sono ancora  largamente utilizzati.

Non è detto che un domani non si arrivi a gestire in maniera non violenta  le crisi ed i conflitti, ma i tempi sembrano ancora molto lontani.

postato da PensieriVaganti alle ore 05:32 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 07 giugno 2005

E così anche quest'anno (11 giugno) si avvicina  la data  del pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto. L' aveva ideata questa maratona un mio collega (Giancarlo Vecerrica, allora semplice sacerdote, ora monsignore e vescovo di Fabriano ) con  un gruppo di alunni del Liceo classico "G. Leopardi" di Macerata . Lo scopo era  di fare il tragitto per ringraziare la Vergine ed implorarla  affinché soccorresse quei giovani che stavano per  fare gli esami, che allora si chiamavano di maturità. Erano esami piuttosto semplici. Uscivano delle materie e lo studente all' orale doveva rispondere solo su due discipline, non c'erano terze  prove o colloqui di sorta, meno che mai su tutte le materie, come accade ora. Il Sessantotto aveva prodotto i suoi frutti, nel bene e nel male.

Poi l'esame è cambiato. Anche l'iniziativa di don Giancarlo è cambiata e si è allargata di anno in anno. I giornali hanno iniziato a parlare di quella che ormai era diventata una ricorrenza  annuale.  I VIP hanno iniziato a parttecipare giungendo a volte anche da continenti lontani. E' giunto pure, un anno,  papa  Giovanni Paolo II.

Ora già fervono i preparativi per il pellegrinaggio e le mura di Macerata  sono piene di manifesti che illustrano l'iniziativa che inizierà appunto a  Macerata, alle 20, 30,  presso lo stadio Helvia  Recina. Il resto è riportato anche on line:

http://www.pellegrinaggio.org/home.asp

http://www.pellegrinaggio.org/

postato da PensieriVaganti alle ore 13:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 05 giugno 2005

"Diventa ciò che sei"

A questo aveva esortato Nietzsche, riprendendo Pindaro, da cultore  della Grecia presocratica.

Diventare ciò che si è......

In qualche modo, a livello di pensiero,  tutti esortano o hanno esortato in questo senso.

Era il raggiungere il telos nella filosofia aristotelica,  era il realizzare le potenzialità del pensiero tomistico e neotomistico, è stato ed è l' insegnamento di tutta una Pedagogia.

Di fatto la realtà non fa che frustrare l'intima essenza di ciascuno,  in un mondo, quello contemporaneo, diventato sempre più civilizzato, sempre più esigente nel seguire un principio di realtà che sacrifica  sempre di più l'individuale principio di piacere..

Almeno in questo nostro primo mondo. Chiaramente in quei posti, in cui c'è fame e c'è guerra,  più che la realizzazione personale preme la sopravvivenza.

Ma vale la pena  di aver costruito questo nostro mondo, in cui domina il mercato, in cui anche il piacere, inteso come svago  è orientato da chi propone vacanze e soggiorni e la libido soggiace a stereotipi quali il matrimonio, la potenza, l'orgasmo a tutti i costi.......? E il nostro non è un mondo dominato da ladri di destino che ci spingono a tutto fuorché a diventare ciò che siamo, se  si tralascia  qualche educatore ottimista, senza  altro potere, oltre a quello di fare  il suo mestiere?

Il mondo del mercato ci vuole giovani, in salute, felici, profumati.....  I genitori  ci proiettano addosso i loro sogni frustrati.  La società solo rarissimamente  perrmette la vera  realizzazione dei suoi membri, quando  essii non  hanno le occasioni giuste, in termini di conoscenze che contano e di possibilità economiche.

Molti sono i macigni  che gravano sui giovani d'oggi e molto spesso ad essi non resta che rimanere cammelli, gravati dai pesi che altri hanno messo sopra la loro schiena. Troppa  è la forza che esige il ribellarsi, il  diventare leoni per  poter essere autenticamente se stessi e  riscoprirsi fanciulli , che a piedi scalzi entrano nella danza della vita ......perché sono diventati ciiò che sono.

Ma forse l'ora non è ancora giunta. Questo nostro primo mondo, che non  è  senz'altro il migliore dei mondi possibili, neanche per chi l'ha costruito e lo sorregge, dovrà lasciare il passo a nuovi scenari, che magari si stanno profilando all'orizzonte. 

Importante sarà quanto si riuscirà a scommettere sull' amore, che è pure accettazione del  diverso. Ciò implicherebbe anche la riscoperta del buono che c'è nelle altre culture, in termini di usi, costumi,  pensiero, sistemi economici,  nella  certezza che la nostra non è l'ultima spiaggia, che il mercato non è l'unico Dio,  che la nostra non è "la civiltà",  ma solo un lembo  che ci permetterà di raggiungere  terre  diverse, certamente non dominate dallo scontro, dall'egoismo, dal mercato.

Forse un mondo a misura  di tutti e di ciascuno è possibile. Ma la strada per realizzarlo pare lunga, irta  e tortuosa.

postato da PensieriVaganti alle ore 10:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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